Terrorista è lo stato!

Terrorista è lo stato!

sabato 30 ottobre 2010

Un albanese costa meno --> "Il fatto quotidiano" del 26-10-2010

di Nando Dalla Chiesa

Un albanese costa meno di Nando Dalla Chiesa E dunque chi è giusto che ci "guadagni" sulla disgrazia? La famiglia dell`operaio morto o l`imprenditore nel cui cantiere si è consumata una delle tre o quattromila morti "bianche" all`anno del nostro paese? La sentenza di Torino che ha riconosciuto ai familiari di un operaio albanese un indennizzo pari a un decimo di quello che sarebbe spettato ai familiari di un suo compagno italiano, apre la porta a questi surreali interrogativi. Purtroppo il giudice civile che ha emesso la sentenza, rifacendosi ad altra (e più eccellente) sentenza della Cassazione di dieci anni fa, ha dato la sua risposta. Senza volerlo, per applicare rigorosamente la giurisprudenza. Ma l`ha data: è più giusto che ci guadagni l`imprenditore. Il principio in fondo è semplice. L`indennizzo deve essere perequato al "reale valore del denaro nell`economia del Paese ove risiedono i danneggiati". E dunque, visto che c`è la crisi, non graviamo sulle imprese imponendo loro somme incongrue, in Albania si campa con molto meno che da noi. Lì da loro già sessantaquattromila curo sono un tesoro da farsi ricchi a vita. Mi torna in mente una discussione sentita da ragazzo dopo il terremoto in Belice. Un brillante commensale sosteneva che non bisognasse ricostruire Gibellina e Santa Ninfa con case belle e moderne, che nel Belice erano abituati a vivere in case di pietra e paglia e il terremoto mica doveva diventare una fortuna. Che si ricostruisse assecondando il loro stile di vita. Ecco, i genitori di giovani immi- grati albanesi non si mettano in testa che un incidente sul lavoro del proprio figlio possa trasformarli in paperoni.
PECCATO che questo ragionamento, che cerca - conveniamone - di seguire quel filo di logica follia che attraversa la giustizia dai tempi dei babilonesi, non tenga conto di una cosa. Che l`indennizzo viene imposto al datore di lavoro a causa di una sua mancanza o colpa. Per riparare a un suo comportamento od omissione che ha prodotto, magari in concorso con la vittima (come in questo caso), la morte di un uomo. Per ricordargli che la morte di un dipendente non è piccola cosa, nemmeno se il dipendente è immigrato e viene da un paese povero. Per sancire che in questo paese la tutela della sicurezza dei lavoratori non è più un optional, al punto che quella delle morti in fabbrica e nei cantieri è diventata quasi la più importante battaglia personale del presidente della Repubblica. Ma perché questo sia chiaro, occorre anche che la somma che l`imprenditore è chiamato a versare come indennizzo non sia mai ridicola. In fondo è questa consapevolezza, la famosa "certezza della pena", che può svolgere una funzione deterrente rispetto ai troppi cinismi o alle troppe indifferenze che punteggiano la vita di aziende, cantieri e officine. Altrimenti il datore di lavoro si potrebbe convincere, per assurdo ma non troppo, che nell`epoca della globalizzazione sia meglio attirare manodopera straniera, prendendola da paesi dove si campa con un dollaro a settimana. La vita di quegli immigrati non costerebbe praticamente nulla, e d`altronde mica ci si vorranno arricchire i genitori se gli capita una disgrazia al figlio, giusto?
VEDETE un po` che succede quando la ragioneria, questa meritoria disciplina, trionfa sulla cultura civile. Quando la giustizia è "civile" nel senso che non è penale. E vuole calcolare il valore della vita stando ben attenta che nelle tragedie non ci sguazzi, non ci marci il più debole. La Cassazione di dieci anni fa... Esperti giuristi hanno notato che altra sentenza della Suprema Corte, a noi più vicina, distillata un anno fa, recita principi opposti, sostenendo che "la tutela dei diritti dei lavoratori va assicurata senza alcuna disparità di trattamento a tutte le persone indipendentemente dalla cittadinanza, italiana, comunitaria o extra-comunitaria". Una curiosità: come si sceglie tra le sentenze della Cassazione?

La sentenza che ha riconosciuto ai farri familiari di un operaio immigrato una cifra di dieci volte inferiore a quella che sarebbe toccata in caso di morte di un italiano, apre interrogativi inquietanti.

                                                  
   Sulla pelle il sudore ha lo stesso colore

venerdì 29 ottobre 2010

L'eroe risarcito dal tribunale --> vedi "Il fatto quotidiano del 26-10-2010"

VITTIMA DELL'ATTENTATO DI NASSIRIYA,MA SENZA PENSIONE D'INVALIDITA'

di Ferruccio Sansa

I funerali di stato per le 19 vittime. La croce d'onore per i morti e i feriti. Strade e piazze intitolate in tutta Italia ai caduti di Nassiriya. Ma poi la vita per i sopravvissuti all'attentato del 12 novembre 2003 non è stata così facile. "Non vi lasceremo soli", si disse in quei giorni. Ma dopo gli onori ufficiali,il trattamento non è sempre stato tenero.
E' la storia del sottufficiale dei carabinieri Giantullio Maniero che si è visto negare la pensione d'invalidità. Che ha dovuto ricorrere alla giustizia per ottenerla. Finchè,ieri,il Tar della liguria ha dato torto al ministero della Difesa e ha riconosciuto a Giantullio il suo diritto. Tutto per una questione burocratica,per un'incredibile storia di timbri,firme e date: la causa di invalidità gli era stata riconosciuta. Ma dopo che era andato in congedo.
Carte bollate, avvocati,udienze. Due anni di amarezza. Certo,il sottufficiale Maniero questo non se lo aspettava. Lui era uno degli uomini dell'operazione Antica Babilonia. Lui c'era quando quella mattina di novembre due kamikaze cercarono di entrare a tutta velocità nella caserma con il camion carico di esplosivo.
Fu soltando grazie al carabiniere Andrea Filippa,che sparò all'impazzata con il suo mitra d'ordinanza,se il mezzo si fermo all'ingresso.Altrimenti le vittime sarebbero state di più,molte di più.
Maniero non morì,ma la sua vita quel giorno è cambiata. Gli specialisti lo chiamano disturbo post-traumatico da stress,sono cicatrici che non si vedono,ma che fanno altrettando male.
E' il 25 giugno 2004 quando il carabiniere per la prima volta domanda che gli sia riconosciuta l'infermità per causa di servizio. Ma i riflettori si sono spenti,Nassiriya è un ricordo. E la burocrazia non guarda in faccia a nessuno. Giantullio non ce la fà più a lavorare,nell'ottobre del 2006 si congeda dall'arma,quel corpo cui era legato e che aveva deciso di servire in una missione pericolosissima,dove sono morti in tutto 25 italiani (carabinieri soldati e civili).
Ricorda il Tar nella sentenza: "Il disturbo post-traumatico da stress con decreto del 5 novembre 2007 è stato riconosciuto come dipendente da causa di servizio". Insomma,non sembrerebbero esserci problemi. E invece no: ecco che nel 2008 il ministero della difesa nega la pensione di invalidità. Maniero,però,non ci stà: si rivolge al suo avvocato,Enrico Donati.
Perchè lo stato ha negato la pensione a un militare di Nassiriya?? Scrivono i magistrati del Tar: "Benchè richiesto fin dal giugno 2004,il riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio è intervenuto soltanto successivamente al congedo del ricorrente,che,il 4 ottobre 2006 è stato dichiarato permanentemente non idoneo al servizio militare".
Ecco il punto: il ministero della difesa aveva respinto la richiesta di Maniero perchè "il riconoscimento dell'infermità contratta come dipendente da causa di servizio ad opera del Comitato di verificà è successivo alla data di collocamento in congedo".
 Scrive così il documento del ministero della difesa: il riconoscimento di invalidità "non è più utilizzabile ai fini dell'attribuzione della provvista stipendiale in trattazione".
Proprio così. In parole povere il Sottufficiale Maniero si era visto respingere la richiesta a un'indennità di servizio. Che fosse invalido non lo negava nessuno. Che fosse colpa della missione in Iraq nemmeno. Ma c'erano quel ritardo e quella parola "stipendio",invece di "pensione" contenuta nella richiesta.
Così,dopo aver visto tanta morte,dopo aver schivato bombe e proiettili,Giantullio ha rischiato di perdere la battaglia con la burocrazia.
Il Tar,però,alla fine gli ha dato ragione: il ministero della difesa dovrà rivedere la sua decisione. Adesso arriverà il risarcimento delle spese giudiziali,arriverà la pensione. Ma per il sottufficiale in congedo Giantullio Maniero non era soltando una questione di soldi. Proprio no.


Questo è quello che dice Il fatto quotidiano.
Penso che in questi casi non sia questione di burocrazia,ma di buon senso. Non è una questione di soldi,sono d'accordissimo. E' una questione di lealtà verso un soldato che ha rischiato la propria vita per una guerra che non è sua. Una guerra che non è di nessun italiano!! Missioni di pace?!???!!? lo stai facendo nel modo sbagliato. E' una questione di soldi e potere! Noi italiani siamo in una situazione molto delicata,queste missioni di pace costano soldi,tanti soldi! E invece di investire soldi nella medicina e nell'istruzione,investiamo denaro pubblico in missioni di pace che non servono a niente!!?! Ma stiamo scherzando! se la guerra fosse un rimedio per ogni problema io sarei sempre in guerra. Che brutta malattià il potere. Io non voglio che i MIEI soldi vanno a finire nell'esercito,io non voglio che i nostri soldati vanno a morire in guerre che non gli appartengono. E mi meraviglio di chi appoggià queste missioni!!! Il vero terrorista è lo stato questo è il punto!!!

mercoledì 27 ottobre 2010

Incapacità intellettuale

Per incapacità intellettuale si intende: incapacità di servirsi del proprio intelletto,di prendere decisioni senza la guida di qualcun altro,tutto questo è dovuta anche alla mancanza di coraggio.
Tutti si ostinano ad omologare il loro pensiero a quello della massa,un esempio lampante è l'influenza che hanno i mass-media sulle nostre menti;ogni giorno si lanciano in commercio un nuovo prodotto che ha molte funzioni di quello che si  possiede già.quindi è IMPOSSIBILE FARNE A MENO!!! Tutti sognano la vita dei protagonisti delle pubblicità,i loro vestiti a l'ultimo grido,le loro auto,i loro elettro domestici,ormai non si distingue più il possibile dall'impossibile,la verità dal falso,il cinema dalla vita reale. Le nostre menti sono intrappolate nel groviglio di immagini che ogni giorno ci bombardano.
Per distrarsi dopo il lavoro che si fa ?!?!?!? Si accende  la TV o si va a ballare,assumendo droghe pesanti e alcool per dimenticarsi della vita "banale" che si possiede. Si banale perché tutti vogliono una vita da star!!!
La verità è che si ha paura di essere diversi dagli altri,paura d'esporre un idea che è diversa da quella di un altro,per questo è molto più facile che una collettività riesca ad uscire da questo "circolo",perché nell'insieme di una collettività si trovano persone che pensano da sé e cercheranno di diffondere l'apprezzamento della mente e della ragione che noi tutti abbiamo.
Un risveglio delle menti potrà produrre la fine di questo circolo e di tutte le conseguenze che ne derivano.


QUINDI SVEGLIAAAAAA ci stanno fregando il futuro!!!!
Il nostro cervello è una macchina complessa ed efficace,perché usarne solo una minima parte!!!!