Terrorista è lo stato!

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giovedì 8 novembre 2012

UNA SELEZIONE PER DIRIGENTI DI POLIZIA: 54 POSTI, 1600 CANDIDATI LA GRADUATORIA VIENE SCALATA DA DIVISE CON CURRICULUM NON IMMACOLATO


Questo viene scritto nel Fatto quotidiano, del Lunedì 29 ottobre 2012, vicino ad una foto della polizia in tenuta anti-sommossa, nella foto sembrano guerrieri pronti a colpire, guerrieri feroci.
Io forse sono troppo giovane per sapere, ma credo che ci sia stato un aumento della brutalità della polizia, e dei difensori della giustizia tutti.
Questo non può avvenire in un momento all'altro, ma è un cambiamento graduale, che si riflette nel solo parlare con determinati agenti di polizia della giustizia. Sono diventati sempre più arroganti, ogni giorno che passa si leggono abusi di potere di polizia e compagnia bella. Da sottolineare l'episodio accaduto a Roma, tre carabinieri più un vigile urbano sono stati accusati di stupro da una ragazza madre.

 http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/accusa_i_carabinieri_stuprata_in_caserma_i_militari_rapporto_sessuale_amichevole/notizie/140689.shtml

 Tralasciando l'episodio in sé, prima bisogna vedere le telecamere di sicurezza, ma un orgia in una caserma è per sé già grave. Penso che il tutore della legge dovrebbe essere una persona molto seria. per il semplice fatto che con la libertà di una persona non si gioca. Gli abusi di potere esistono nelle dittature.
A pensarci bene non è nemmeno questione di serietà, ma di buon senso. Il buon senso dove si vede??
Il buon senso, secondo me, non esiste nel ritirare la patente ad una persona ubriaca, che guida una bici.

http://www.oggitreviso.it/ubriaco-bicicletta-ritirata-patente-45795

 Dove è finita la solidarietà? Quella persona non ha bisogno di un ritiro della patente, non ha bisogno di un altro problema. Ha bisogno di un aiuto, di una soluzione.
La soluzione di tutti i problemi è l'equilibrio.
In parte il mal capitato che guidava la bici è stato equilibrato, non ha preso la macchina. Mentre la polizia è stata molto stronza. Non bisogna difendersi dietro ai "sè", sè avrebbe alzato le mani a qualcuno o avrebbe fatto.., se sarebbe andato sotto una macchina, sè sè sè....
sè la tua libertà viene calpestata da qualcuno che possiede il coltello dalla parte del manico?
Per non parlare della patente ritirata per uso di droghe leggere, come la classica ganja.
Ultimamente la Cannabis è stata al centro di molte discussioni, e anche di analisi.
Il Senate Special Committee on illegal drugs del  Parlamento canadese ha studiato e ricercato in materia, forte anche dell'esperienza di anni di sperimentazione della cannabis per uso terapeutico nel loro paese.
 Il rapporto conclude che:Allo stato dei fatti la ricerca ci dice che per la grande maggioranza dei consumatori ricreazionali la canapa non presenta conseguenze dannose per la salute fisica, psicologica e sociale, sia a breve che a lungo termine. Il che non significa, precisa il rapporto, che non esista un numero seppur limitato di consumatori “pesanti” che possono avere conseguenze negative (come malattie respiratorie, e/o difetti nella concentrazione e nella memoria tali da compromettere l’inserimento sociale)...
Ovviamente è quasi impossibile assumere alte dosi di cannabis, poiché il metodo di assunzione classico consiste nel fumarla, con o senza tabacco. Inoltre non esiste il tempo materiale per poter assumere dosaggi tali da consentire all'organismo di raggiungere livelli di emergenza, né tanto meno la "dose letale", stimata in rapporto 40.000:1 rispetto alla dose attiva.

 http://it.wikipedia.org/wiki/Effetti_della_cannabis_sulla_salute

 Questo per rendere l'idea di come gli agenti della giustizia, prendono in modo così superficiale quello che fanno. Ma non si può agire in modo così superficiale sulla libertà e la vita delle persone.

Ritornando alla definizione arrogante, il poliziotto arrogante è all'ordine del giorno. Mi ricordo varie situazioni, dove carabinieri di provincia alleviano la loro vita monotona perseguitando ragazzini in moto, oppure gruppi di ragazzi che sostano in un luogo. Arrivano tutti tirati, arroganti peggio dei mafiosi. Con questa affermazione potrei offendere qualcuno, ma è la verità, i mafiosi sono meno arroganti dei gentarmi. Ed è una cosa molto brutta risultare meno simpatici dei mafiosi.
In questo post sicuramente ho esagerato, perchè ci sono persone anche persone, nelle forze dell'ordine, che sono sinonimi di professionalità e comprensione. Perché ci vuole comprensione da queste persone e aiuto. Il vero aiuto deve arrivare da loro, che si definiscono eroi, ma di eroico non possiedono niente. Persone che come compito hanno quello di salvaguardare la giustizia e la democrazia (governo del popolo), ma che prendono la questione molto alla leggera, e seguono falsi leader che vogliono imporre il loro potere. E purtroppo impongono molto di più, impongono che le forze dell'ordine abbiano la mano pesante su determinate cose e lasciano stare altre. Altre cose che sono gravissime, più di un ragazzo che si fa una canna, più gravi di un alcolizzato che con la bici va dentro una vetrina.Molto più gravi.
Si parla di libertà, di gioia nel vivere e della felicità. La felicità che era il senso della vita. Si diceva "il senso del vivere è arrivare alla felicità". Ma quale felicità? io vedo tutto ma tranne felicità. Vedo invidia, gelosia. Uomini che uccidono uomini, per conto di altri uomini. Persone così ricche di soldi e materialità che si vedono come Dio. Che comanda, formula le regole e le distribuisce.
Politici attori che recitano con squallore la loro parte, in un film di merda, che nessuno vuole vedere.
Multinazionali che dominano, manca il carro armato con il loro logo.
In tutto questo, gli eroi, coloro che devono salva guardare la giustizia, devono arrestare i cattivi, devono fare luce su fatto strani, cosa fanno?
Non fanno niente, anzi aiutano questa gente nel mandare avanti questa guerra alla democrazia. Altrimenti non si spiegherebbe i vitalizi dei politici,dopo tanti anni di malgoverno e latricinio, ancora sulle loro poltrone o comunque con un vitalizio per tutta la vita.
concludo così
AVERE UN VITALIZIO DI 1000 EURO E PASSA,DOPO UN ANNO DI PRESENZA AL PARLAMENTO, IN CONFRONTO AI 66 ANNI DI LAVORO DI UNA PERSONA NORMALE, NON è UN CRIMINE?
E SE è UN CRIMINE, PERCHE' QUESTI POLITICI NON VENGONO ARRESTATI?
PERCHE' LA POLIZIA ANCORA LI PROTEGGE E LI CHIAMA ONOREVOLI?
provate a rispondere voi!

Il Bandito

martedì 23 ottobre 2012

Società segrete

Discorso di John F. Kennedy
«La parola segretezza è in sé ripugnante in una società libera e aperta e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli rappresentati da eccessi di segretezza e dall’occultamento dei fatti superano di gran lunga i rischi di quello che invece saremmo disposti a giustificare. Non c’è ragione di opporsi al pericolo di una società chiusa imitandone le stesse restrizioni. E non c’è ragione di assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa.

Stiamo correndo un gravissimo pericolo, che si preannuncia con le pressioni per aumentare a dismisura la sicurezza, posta nelle mani di chi è ansioso di espanderla sino al limite della censura ufficiale e dell’occultamento. Non lo consentirò, fin dove mi sarà possibile. E nessun membro della mia Amministrazione, a prescindere dal suo alto o basso livello, civile o militare, dovrebbe interpretare queste mie parole come una scusa per imbavagliare le notizie, soffocare il dissenso, occultare i nostri errori o negare alla stampa e al pubblico i fatti che meritano di conoscere.

Chiedo però a ogni editore, a ogni direttore e a ogni giornalista della nazione di riesaminare i suoi stessi parametri e di riconoscere la natura del pericolo che corre il nostro Paese. Solitamente, in tempo di guerra, il governo e la stampa si sono uniti nel tentativo, basato principalmente sull’autodisciplina, di impedire divulgazioni non autorizzate al nemico. In tempo di chiaro ed effettivo pericolo i tribunali hanno confermato che persino i diritti garantiti dal Primo Emendamento debbano sottomettersi alla necessità pubblica di sicurezza nazionale.

Oggi non è stata dichiarata alcuna guerra e, per quanto violento possa essere lo scontro, potrebbe non essere mai dichiarato nel modo tradizionale. La nostra qualità della vita è in pericolo. I nostri nemici dichiarati proliferano in tutto il globo. La sopravvivenza dei nostri amici è in pericolo. Tuttavia, non è stata dichiarata alcuna guerra, nessun esercito ha oltrepassato un confine, nessun missile è stato lanciato. Se la stampa aspetta una dichiarazione di guerra prima di imporsi l’autodisciplina delle condizioni di guerra, posso solo dire che nessuna guerra ha mai rappresentato una minaccia più grande alla nostra sicurezza. Se state aspettando un reale ed effettivo pericolo, posso solo dire che il pericolo non è mai stato più reale e la sua presenza non è mai stata più incombente.

È necessario un cambiamento di punto di vista, di tattiche, di finalità da parte del governo, della gente, di ogni uomo d’affari o leader sindacale e di ogni giornale.

Poiché siamo osteggiati in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si avvale principalmente di mezzi occulti per espandere la propria sfera di influenza attraverso l’infiltrazione piuttosto che l’invasione, la sovversione piuttosto che le elezioni, l’intimidazione piuttosto che la libera scelta, la guerriglia notturna piuttosto degli eserciti diurni. È un sistema che ha investito molte risorse umane e molti materiali nella costituzione di una macchina efficientissima e perfettamente oliata che combina operazioni militari, diplomatiche, d’intelligence, economiche, scientifiche e politiche.

I suoi preparativi non vengono resi pubblici, ma occultati. Ai suoi errori non vengono dedicati i titoli di testa, ma vengono nascosti. I dissidenti non sono elogiati, ma messi a tacere. Nessuna spesa viene messa in questione, nessuna indiscrezione pubblicata, nessun segreto svelato. In poche parole, la Guerra Fredda viene portata avanti con una disciplina di guerra che nessuna democrazia si augurerebbe o desidererebbe mai di eguagliare. Ciò nonostante, ogni democrazia riconosce le restrizioni necessarie alla sicurezza nazionale e resta da stabilire se tali limitazioni debbano essere osservate più rigorosamente nel caso di un attacco di questo tipo, come anche di una reale invasione e forse non ci sono consigli da dare.

Forse non c’è risposta al dilemma che una società libera e aperta deve affrontare in una guerra fredda e segreta. In tempo di pace, qualsiasi discussione a riguardo e ogni conseguenza, sono dolorose e senza precedenti. Ma questo è un epoca di pace e di pericolo che non ha precedenti nella storia. È dalla natura senza precedenti di questa sfida che nasce il vostro secondo obbligo, un obbligo che condivido. È nostro obbligo informare e mettere in guardia il popolo americano per essere certi che conosca e comprenda tutti i fatti che deve sapere: i pericoli, le prospettive, le finalità del nostro programma e le scelte da affrontare…

Ai vostri giornali non chiedo di sostenere l’Amministrazione, chiedo invece il vostro aiuto nel fondamentale compito di informare e mettere in guardia il popolo americano.

Nutro infatti un assoluta fiducia nella risposta e nella fedeltà dei nostri cittadini a condizione che siano completamente informati. Non solo non potrei soffocare le voci di dissenso fra i vostri lettori, le auspico. Questa Amministrazione vuole essere trasparente nei propri errori, perché, come disse un saggio: «Un errore non diventa madornale finché non rifiuti di correggerlo». Vogliamo assumerci la piena responsabilità dei nostri errori e auspichiamo che voi li indichiate quando manchiamo noi di farlo. Senza dibattito, senza critica, nessuna Amministrazione e nessun Paese può avere successo come nessuna repubblica può sopravvivere.

È questo il motivo per cui il legislatore ateniese Solone definì un crimine per ogni cittadino rifuggire dal dibattito. Ed è questo il motivo per cui la nostra stampa era protetta dal Primo Emendamento l’unica attività in America specificamente protetta dalla Costituzione, che non serve per divertire e intrattenere, per enfatizzare il triviale e il sentimentale, o semplicemente per dare al pubblico ciò che vuole, ma per informare, risvegliare, per riflettere, riconoscere i nostri pericoli e le nostre opportunità, segnalare le nostre difficoltà e le nostre scelte, per guidare, plasmare, istruire e a volte persino per fare infuriare l’opinione pubblica.

Questo significa maggiore attenzione e maggiore analisi delle notizie internazionali,perché non c’è più nulla di lontano ed estraneo, ma tutto è vicino e ci riguarda.

Significa fare più attenzione al capire le notizie e al perfezionarne la divulgazione. E significa che il governo, ad ogni livello, deve onorare il proprio dovere di fornire più informazioni possibili al di fuori dei più stretti limiti della sicurezza nazionale, e questo intendiamo farlo. All inizio del Diciassettesimo Secolo Francis Bacon commentò tre recenti invenzioni che stavano cambiando il mondo: la bussola, la polvere da sparo e la stampa. Ora che i legami tra le nazioni tracciati all inizio dalla bussola ci hanno resi tutti cittadini del mondo, le speranze e le minacce del singolo sono diventate le speranze e le minacce di tutti noi.

I tentativi di vivere insieme, l’evoluzione della polvere da sparo fino agli estremi ha messo in guardia l’umanità sulle terribili conseguenze di un fallimento. Ed è quindi alla stampa, biografa delle imprese dell’uomo, custode della sua coscienza, foriera delle sue notizie, che ci rivolgiamo per avere forza e sostegno, fiduciosi che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò per cui è nato: libero e indipendente».

John Fitzgerald Kennedy 27 Aprile 1961


Le lobby che orientano il mondo

Superclass Bilderberg, Aspen, Davos
Peggio va la crisi, maggiore fortuna hanno le teorie del complotto, che offrono spiegazioni semplici a problemi complessi e alimentano il successo della estrema destra modello Marine Le Pen.
Anche Report, domenica scorsa su Rai3, ha evocato le grandi cospirazioni planetarie che sarebbero dietro l'attuale crisi finanziaria. Quelli della Commissione Trilateral "sono convinti che non ci sia più bisogno dello Stato così come lo si è inteso per centinaia di anni e quindi agiscono per poter eliminare il concetto di sovranità nazionale e di autodeterminazione", ha teorizzato Patrick Wood, un saggista americano (non molto noto, per la verità) nella trasmissione di Milena Gabanelli.
La Trilateral è relativamente trasparente, sul sito web c'è l'elenco dei componenti, ma il contenuto dei suoi incontri è secretato, così che i partecipanti possano esprimersi in libertà. Pochi giorni fa, in una riunione a Tokyo, è stata formalizzata la nomina a presidente europeo di Jean-Claude Trichet, l'ex capo della Banca centrale europea, al posto di Mario Monti che si è dimesso dopo essere arrivato a Palazzo Chigi.
Da quando i governi per fronteggiare le crisi economiche sono diventati tecnici, cioè non eletti - come in Italia con Mario Monti e in Grecia con Luca Papademos, entrambi ex componenti della Commissione Trilateral (ma anche ex consulenti della banca d'affari Goldman Sachs) - si moltiplicano i grandi disegni cospiratori: vogliono sospendere la democrazia e trasformarla in tecnocrazia.
L'Aspen Institute, diretto in Italia dall'ex ministro Giulio Tremonti e negli Usadal biografo di Steve Jobs, Walter Isaacson, è il network più evidente e accessibile. Anche lì vige il "metodo Aspen" comune a diversi di questi consessi: conferenze a porte chiuse, solo per i membri o su invito (per valutare leader emergenti), il cui contenuto non viene divulgato ma che diventa poi linea intellettuale e politica attraverso i canali ufficiali (l'Aspen ha una rivista, Aspenia, e un sito molto attivo, la Trilateral produce rapporti e documenti di analisi).
Il preferito dai complottisti è però il Club Bilderberg, che si riunisce ogni anno in un Paese diverso, e di cui si sa pochissimo, giusto la lista dei partecipanti (Henry Kissinger non manca mai) e, grazie a Wikileaks, alcuni resoconti stenografici dove si raccontano le sedute ma senza i nomi dei presenti. A Davos, in Svizzera, il World Economic Forum, ogni anno si incontrano i protagonisti di questa "Superclass" planetaria. Ma lì ci sono le dirette streaming degli incontri. Solo di quelli pubblici, ovviamente. Le discussioni interessanti, anche lì, sono segrete.

IL GRUPPO DI STUDIO fondato dal banchiere Rockefeller nel 1973
 La Trilateral Commission (o Commissione Trilaterale) è un gruppo di studio fondato nel 1973 dal banchiere americano David Rockefeller che vide subito l'adesione di Henry Kissinger (sottosegretario di Stato con Nixon alla Casa Bianca) e Zbigniew Brzezinski (consiglieri per la sicurezza del presidente Jimmy Carter, a sua volta componente del gruppo come Bill Clinton). La Trilateral negli anni Settanta riuniva le migliori teste pensanti (e potenti) del Nord America compreso il Messic, dell'Europa non sovietica e di Giappone e Corea del Sud. Ora che il Muro di Berlino è caduto la sua espansione è arrivata in oriente, sopratutto in Cina e India. La sede italiana fu voluta a Torino da Gianni Agnelli, adesso il nipote John Elkann ne fa parte. Mario Monti, che frequentava anche il club Bilderberg, è stato presidente della sezione europea, mentre un altro ex rettore della Bocconi, Carlo Secchi, dirige quella italiana. Il gruppo nazionale è composto da 18 membri, per le cariche governative, hanno lasciato il proprio posto sia Monti che il sottosegretario agli Esteri Marta Dassù. Fanno parte della Trilateral, tra gli altri, Marco Tronchetti Provera (Pirelli), Enrico Tomaso Cucchiani (Ad di Intesa Sanpaolo), Giuseppe Recchi (Presidente Eni), Maurizio Sella (Presidente Banca Sella), Luigi Ramponi (ex direttore Sismi e senatore Pdl) ed Enrico Letta (vicesegretario del Pd).

lunedì 22 ottobre 2012

Donazioni per il terremoto dell'Aquila

Risposta della protezione civile all' articolo "L'Aquila: le banche imboscano 5 milioni di aiuti" pubblicato sul Fatto quotidiano del sabato 16 giugno 2012

In riferimento all'articolo "L'Aquila: le banche imboscano 5 milioni di aiuti" pubblicato sul Fatto sabato 16, è opportuno precisare che il progetto Microcredito Abruzzo - nel quale sono stati impiegati 5 milioni di euro dei ben 68 complessivi, provenienti dalle donazioni  dei privati dopo il terremoto del 6 aprile 2009 - è stato deciso ed approvato dal Comitato dei Garanti, istituito con apposita ordinanza del presidente del Consiglio, per assicurare la supervisione alla gestione delle donazioni  fatte dagli italiani e affidate alla protezione civile nazionale. All'indomani del sisma, il Dipartimento della Protezione civile ha ricevuto molte instanze di finanziamento dall'imprenditoria locale per favorire l'immediato ripristino delle piccole attività produttive, imprese sociali e cooperative che, oltre ai contributi previsti per la ricostruzione - destinati al ripristino delle infrastrutture danneggiate - avevano necessità di risorse anche per l'acquisizione di attrezzature e mezzi, o per sostenere le spese correnti. Nello spirito tipico dell'iniziativa di microcredito, sono state poste alcune condizioni di erogazione del credito, al fine di evitare che sul fondo di "Microcredito Abruzzo" fossero scaricate eventuali sofferenze creditizie, che poco o nulla avevano a che fare con il terremoto. Nell'articolo, per altro, non si fa alcun riferimento all'effeto "moltiplicatore" del progetto "Microcredito per l'abruzzo": a fronte dei 5 milioni di euro temporaneamente investiti, infatti, saranno attivate linee di finanziamento fino a oltre 45 milioni di euro. E' opportuno sottolineare, inoltre, che Etimos, alla fine del suo mandato, restituirà interamente il denaro raccolto al governatore della Regione Abruzz. Il Dipartimento della Protezione Civile, infine, respinge fermamente le accuse di una presunta mancata trasparenza nei confronti dei donatori: fin dal primo momento, sul proprio sito www.protezionecivile.gov.it sono stati pubblicati aggiornamenti puntuali e comunicati stampa in merito all'utilizzo dei soldi donati dagli italiani e sul sito www.microcreditoabruzzo.it sono sempre disponibili tutte le informazioni sullo stato di avanzamento del progetto stesso.
Ufficio stampa Dipartimento della Protezione Civile

RISPOSTA Emiliano Liuzzi Il Fatto quotidiano
La replica della Protezione civile è semplicemente una conferma - punto per punto - di quanto scritto.
In merito alla trasparenza tenuta resta qualche dubbio: l'sms viene chiesto (e ottenuto) per aiutare nell'emergenza, non per attivare linee di microcredito nei successivi anni. Per l'Emilia oggi come per l'Abruzzo allora.

CONCLUSIONI DEL BANDITO
Concludo dicendo, che le banche riescono ad infiltrarsi, anche, in quei soldi donati liberamente dai cittadini italiani.
Le popolazioni  terremotate aspettano ancora la ricostruzione delle proprie città, delle proprie case, delle loro vite. 
Non era più facile costruire ciò che era caduto? 
Non era più facile evitare questa "burocrazia"?
Non era più facile che i soldi, degli sms, venissero dati in gestione ai singoli sindaci? Magari con una semplice cerimonia, in piazza, davanti a tutta la popolazione.
Semplice ed efficace.
In caso di non ricostruzione, la responsabilità per i soldi, sarebbe caduta sui singoli sindaci e sulla popolazione, che non avrebbe controllato la gestione dei propri soldi e l'operato del proprio sindaco.
Democrazia significa governo del popolo. 

sabato 20 ottobre 2012

Lo yogurt avariato, la crisi e come ci sei finito dentro


Sei un commerciante  di alimenti e hai acquistato  all'ingrosso un bel pò di yogurt. Diciamo che per te è importante: vendi un sacco di yogurt, tu. Ma torni in negozio e scopri che lo yogurt appena acquistato è scaduto tre giorni fa. Non puoi ridarlo indietro. Cosa fai?
A) Riconosci il guaio e chiudi baracca.
B) Ficchi tutto nel banco frigo e vendi a prezzo stracciato, senza dire nulla e cancellando la data di scadenza  dalla confezioni. Ecco. La tossicità, etica oltre che alimentare, alla base della scelta B c'entra qualcosa con il film Margin Call dell'esordiente Jeffrey Chandor, pellicola acclamata al Sundance 2011 e recentemente nominata all'Oscar per la migliore sceneggiatura, poi vinta da Midnight in Paris.
"Margin Call", nel gergo finanziario anglosassone, è una specie di disgrazia, ossia la richiesta di fondi aggiuntivi che un operatore è costretto a effettuare quando le cose si mettono molto male, per esempio quando il banco frigo è pieno di yogurt scaduto. Il punto è che tu eri convinto di aver in mano dell'ottimo yogurt, tant'è che i soldi usati per acquistarlo non erano neppure tuoi. Li avevi presi in prestito contando di riuscire non solo a ricoprire gli interessi, ma perfino guadagnarci sopra. E invece ti svegli e scopri che, con lo stock rancido che ti ritrovi, i tuoi debiti ora superano di gran lunga perfino il tuo capitale. Ops. Non resta che vendere. Un sacco di poveracci ignari, prima che si sparga la voce, finiranno al pronto soccorso, ma chissene. L'importante è salvare l'attività, o meglio posticiparne la morte, visto che poi lo yogurt da te non lo comprerà più nessuno.
Senza mai citare operatori reali, Margin Call ripercorre ebenti del 2008, ipotizzando i primi istanti di un crac finanziario (ispirato a quello della Lehman Brothers) unanimemente ritenuto punto di avvio di una delle più gravi crisi economiche di sempre. Lo fa con un Budget ridotto ma con un grande cast (Kevin Spacey, Jeremy Irons, Simon Baker, Paul Bettany, Demi Moore, Stanley Tucci, Zachary Quinto), concentrando dialoghi e azioni negli angusti uffici di una banca d'investimento prossima al fallimento, e limitando la narrazione alle poche ore precedenti quell'alba simbolo del drammatico risveglio della finanza americana. Quando, cioè, è troppo tardi e non c'è più tempo per compromessi nè per piani alternativi, figurarsi perdilemmi etici. L'imperativo categorico è soltanto uno: vendere tutto allo scoperto, subito e al miglior prezzo, fino a mezzogiorno, quando tutti avranno capito e l'intero sistema economico sarà irreversibilmente risucchiato nella spaventosa spirale do svalutazioni.
Alle prese con una materia spinosa e maledettamente ostica, Chandor sceglie la via meno avvincente senza sacrificare comunque una narrazione ansiogena e incalzante, delegando ai dialoghi e ai muscoli  facciali degli attori il compito di comunicare la drammaticità del momento. Considerando gli eventi reali e le conseguenze dei nostri giorni, ne esce fuori un ritratto perfino più indulgente di quanto ci si potesse attendere, ma non meno desolante; un quadro in cui la rinomata spietatezza degli squali di Wall Street lascia il posto all'imbarazzante, supposta mediocrità di questi attori della crisi mondiale, gente incapace di leggere anche il più elementare dei grafici. Ultimi e unici modelli di eccellenza - oltre che portavoce di un'umanità se non proprio sana, non del tutto compromessa - rimangono due persone che lì dentro non centrano nulla: un architetto e un ingegnere spaziale, uno che progettava ponti, l'altro che costruiva razzi. Dettaglio questo che contribuisce ad alimentare e acuire una tensione latente ma percepibile in tutto il film, quella tra la capacità di fare soldi e la capacità di fare cose, tratti proposti come tristemente inconciliabili.
Al di là dei meriti artistici, Margin Call rimane una buona occasione per provare a farsi un'idea, cercare di capire cosa diavolo è successo, come siamo finiti dentro una crisi che, manuali alla mano, ha un inizio ma non una fine. E laddove non soddisfi il palato del critico, l'operazione di Chandor gratifica certamente l'impallinato di finanza e incuriosisce tutti gli altri, gente comune alle prese con la parte bassa della catena di eventi, veri attori di una crisi che pagano ogni giorno.
di Antonio Russo dal Fatti al Cubo

5 motivi per correre a vedere MARGIN CALL di Jeffrey Chandor 
  1. C'è crisi, d'accordo. Ma chiedi "perchè?" e si dileguano tutti.
  2. Non è necessario saperla lunga in finanza. Certo, aiuta.
  3. Se sei un ingegnere ma lavori in banca, è il tuo film dell'anno.
  4. Torni a casa con una certa voglia di delucidazioni.
  5. qualora occorresse, aiuta a incazzarsi di più  per lo stato delle cose.
CONSIDERAZIONI DEL BANDITO SUL FILM
Ho visto il film, purtroppo la presentazione di Antonio Russo, è sprecata per il film.
Secondo me, il film è noioso stupido, con sprazzi di ironia che non fà ridere,ma bensì fà letteralmente cacare. Io non sono riuscito ad arrivare alla fine e non avevo niente da fare. Siccome non sono riuscito ad arrivare alla fine, non sò se centra il problema di cui Antonio parla. Però posso dire che gli attori non sono all'altezza della situazione,non riescono a trasmettere niente, solo confusione.
Al posto di questo film, che cerca di spiegare la crisi, vi consiglio Wall street con Michael Douglas ed Charlie Sheen, dove Douglas ricevette l'oscar come miglior attore. Già questo dice tutto sul film.
Il film, come Margin call, si consuma interamente all'interno di luoghi chiusi, con dialoghi che non annoiano, grazie soprattutto agli attori e alla trama che lo rende interessante.
Quindi consiglio vivamente di vedere questo film, e di farlo vedere. Per capire come viene creata la crisi, basti pensare, che il personaggio interpretato da Douglas, ritira tutti i suoi soldi da wall street insieme ai suoi colleghi e anche avversari. Ecco la crisi, mancanza di liquidità.
La nota distorta, di questo film, viene data al personaggio Sir Larry Wildman, interpretato da Terence Stamp. In una scena, dove dovrebbe essere arrabbiato,sembra invece che abbia una sorta di sorrisino.
 Per il resto, film da VEDERE ASSOLUTAMENTE PER IL BENE DELL'UMANITA'.

venerdì 19 ottobre 2012

omenico Procacci presentà DIAZ un film di Daniele Vicari.





<<Per sapere occorre immaginare>>, lo scrisse Georges Didi-Huberman all'inizio del suo dettagliato percorso d'analisi delle 5 fotografie di Auschwitz - e forse fare un'opera su un evento altrettanto tragico come i fatti della scuola Diaz, che ha messo sotto gli occhi di tutti uno dei più potenti attacchi allo stato di diritto del nostro tempo, sarebbe dovuta nascere all'insegna di questo imperativo.
Il film di Daniele Vicari, invece,  sfida con sfrontatezza questa massima. La combatte dall'interno sul piano della forma, opponendo alla mancanza di un'iconografia di quel massacro una dettagliata ricostruzione basata su un'attenta ricognizione delle carte processuali. Il montaggio sorretto da una potente istanza narrativa struttura e inanella le immagini rendendole confacenti a quanto scritto e, nello stesso tempo, le allontana paradossalmente lontane dall'esser percepite  come reali. Tali immagini funzionano infatti similmente  alle immagini televisive che ci hanno raccontato la Genova del 2001, così forti e cruenti da alimentare nello spettatore un sentimento di incredulità. In altre parole la mancanza di immagini "reali" colmata con lo strumento di un racconto che crea immagini cliniche di quell'evento, spinge l'opera di Vicari nel solco di una profonda, quanto insanabile ambiguità, poichè se da un lato l'opera ambisce a documentare i fatti, dall'altro proprio la volontà di saturare il piano del visibile, consegna l'opera al piano della finzione. E' così che l'immagine ammutolisce, che blocca ogni dinamismo, la sua energetica.
"Diaz" sfida dunque quel principio - che il cinema contemporaneo che documenta il tragico sta perseguendo - di preservazione, dirò un'invisibilità etica, di quel vuoto d'immagini che deve restare tale e che solo una forte mediazione estetica sarebbe in grado di rendere saliente, di fare di quell'immagine-sempre-mancante, una traccia a partire da cui qualcosa appare, da cui qualcosa che non può essere mostrato puntualmente, nonostante tutto, appare.
di Antonietta Petrelli dal Fatti al cubo