Terrorista è lo stato!

Terrorista è lo stato!

mercoledì 17 novembre 2010

La luna di miele è già finita --> Il fatto quotidiano del 12-novembre 2010

La rabbia deglis tudenti inglesi e il precoce tramonto della pace sociale sparata da Cameron

di Andy McSmith

Le dimostrazioni studentesche dell'altroieri nelle strade di Londra hanno fatto registrare livelli di violenza sconosciuti in Gran Bretagna dal 1990 in occasione delle manifestazioni contro la poll tax (una tassa sulle persone fisiche ,non progressiva e indipendentemente dal reddito, che Margaret Thatcher introdusse nel 1989 e che contribuì al suo declino politico,ndr). La rabbia dei manifestanti ha fatto tramontare la speranza di una nuova era di consenso promessa da David Cameron quando ha assunto la carica di primo ministro sei mesi fà.
Quella di mercoledì dovrebbe essere solamente la prima di una serie di dimostrazioni tenendo presente che i pesanti tagli del governo non mancheranno di farsi sentire. Oltre 50.000 persone hanno sfilato pacificamente dinanzi al parlamento per protestare contro la proposta di aumentare a 9.000 sterline l'anno,le tasse universitarie. Ma la dimostrazione è sfuggita di mano quando la folla ha sfondato il cordone di polizia e ha raggiunto la sede del partito conservatore. I dipendenti del partito terrorizzati, si sono barricati all'interno degli uffici mentre i manifestanti hanno invaso l'edificio. Tra gli "assediati" anche la baronessa Warsi,presidente del partito,che è rimasta in contatto telefonico con la polizia mentre gli studenti gettavano la mobilia dalle finestre e scagliavano un estintore contro gli agenti di polizia che affollavano il cortile interno.
Con pennarelli e vernici i dimostranti hanno scritto sui muri slogan come "conservatori gentaglia" e altri molto più osceni. Poi hanno rotto le lampade e dato alle fiamme alcuni cartelloni. dalla finestra è piovuto di tutto: tavoli,sedie, estintori, uova. Otto persone,tra cui tre agenti di polizia,sono state ricoverate in ospedale. La polizia era chiaramente impreparata a fronteggiare una manifestazione violenta. Solo trenta agenti anti-sommossa avrebbero dovuto proteggere la sede del Partito Conservatore e i rinforzi sono arrivati al calar delle tenebre,ma sono stati respinti dai dimostranti. Calata la notte circa 400 studenti presidiavano l'ingresso dell'edificio. Sui poliziotti una fitta pioggia di pezzi di legno - alcune in fiamme - e urla scomposte: "vergogna" e "gentaglia". Altri continuavano a protestare dentro l'edificio dietro il cordone di polizia. I dimostranti erano molto giovani,piuttosto ben vestiti e chiaramente figli della buona borghesia. Alcuni di quelli che insultavano la polizia e lanciavano insegne di legno avevano 15 o 16 anni,avevano marinato la scuola e si stavano comportando in modo da sporcare la loro fedina penale ancora prima di arrivare all'università. Fino all'altro ieri la reazione britannica ai tagli annunciati dal governo era stata straordinariamente composta  se la si paragona alla dimostrazione di massa in Francia, Germania e in altri paesi.
Alcuni dimostranti hanno addossato alle forze dell'ordine la responsabilità degli scontri. Oscar, diciottenne studente di scienze politiche,ha detto: "E' stata una cosa disgustosa. Hanno tirato fuori gli sfollagente e hanno cominciato a pestarci  fino a buttarci per terra. Una ragazza è stata colpita in testa. E' stato questo comportamento a farci saltare i nervi". La dimostrazione iniziata pacificamente era comunque riuscita in precedenza a bloccare la seduta del parlamento . Circa 52.000 studenti si erano accalcati a Whitehall. Le canzoni intonate dai dimostranti si potevano sentire fin dentro il palazzo di Westminster dove Nick Clegg stava difendendo i tagli del governo.
Ben lungi dal prevedere quanto di lì a poco sarebbe successo, i parlamentari laburisti stavano ricordando a Clegg che i liberldemocratici  prima delle elezioni si sarebbero impegnati  a non approvare aumenti delle tasse universitarie. Harriet Harman, parlando a nome di Miliband, aveva suscitato una certa ilarità chiedendo : "ad aprile scorso il vice primo ministro si  era impegnato ad abolire le tasse universitarie. Può cortesemente dirci che ne è stato di questo suo intendimento?". Nick Clegg aveva risposto : "so benissimo che non abbiamo potuto fare la politica che avremmo fatto dai banchi dell'opposizione". I disordini sono stati condannati dagli organizzatori delle dimostrazioni. Aaron Porter,presidente dell'Unione nazionale studenti,ha accusato una "piccola minoranza" di aver strumentalizzato la manifestazione e condannato la violenza.  Gli studenti coinvolti nell'assedio si sono difesi dicendo che una manifestazione pacifica sarebbe stata ignorata.
purtroppo in italia non succedono queste cose,altrimenti i politici rigavano dritto!!! W gli studenti inglesi che si sanno difendere contro i politici infami!!! prendiamo esempio e assediamo il parlamento di questi ladri di polli!!!!

Avvelenata la terra del Vesuvio – Sostanze cancerogene nella falda --> Il Fatto quotidiano del 12 novembre 2010

Cadmio e zinco nelle acque: causa delle discariche
di Enrico Fierro

I “vesuviani” li hanno prima ingannati con le parole, poi avvelenati col cadmio, lo zinco, il boro. La loro è terra è malata, l’aria che respirano è infetta, l’acqua che li disseta è veleno. Del futuro delle donne, degli uomini, dei vecchi e dei bambini che vivono alle falde del vulcano, i politici, gli esperti, i responsabili della salute pubblica, i protettori civili, tutti se ne sono fottuti. Quella gente doveva vivere in un parco nazionale, una sorta di paradiso in terra, li hanno riempiti di monnezza. E su quella discarica, la Sari, tra Boscoreale e Terzigno, l’enorme buco da centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti, in tanti hanno fatto affari d’oro, tantissimi ci hanno messo le mani, pochi hanno fatto il loro dovere. Controllare, in nome e per conto del diritto alla salute dei cittadini. “Appare grave ed incomprensibile che non siano state adottate dall’Asia (l’azienda che gestisce i rifiuti napoletani, ndr) e dagli organi preposti al controllo tutte le procedure”.
La relazione è impietosa
TONNELLATE di spazzatura incombevano come un pericolo piú forte e terribile del Vesuvio, c’era bisogno di controlli, indirizzi politici. E invece nessuno si è mosso. Nessuno ha preso quelle decisioni minime a tutela della vita delle persone che erano necessarie fin dal 2009, “in un’area in cui lo stato ambientale risultava già fortemente compromesso erano auspicabili solo interventi volti al suo risanamento. Sono state adottate, invece, scelte in deroga alle norme, volte a compromettere in maniera irreversibile tutta un’area protetta”. Sono le frasi conclusive della relazione tecnica del professor Michele Moscariello, che su incarico dei Comuni di Terzigno e Boscoreale, ha analizzato i pozzi e l’area attorno alla discarica Sari. Appena la gente che da mesi si batte sulla rotonda Panoramica contro la discarica, ha saputo dei risultati dell’indagine, è esplosa: “Da stanotte (dicevano ieri, ndr) riprendono i blocchi. Non passerà neppure un camion auto compattatore. Mai piú rifiuti alla Sari”. I sindaci di Boscoreale e Terzigno, entrambi del Popolo delle libertà, sono stati contestati per l’accordo firmato, in pompa magna, con Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso poche settimane fa. Accordo che “congelava” l’apertura del secondo sversatoio, quello di Cava Vitiello, ma consentiva l’utilizzo del vecchio sito. Le analisi degli esperti ora sono nelle mani dei magistrati della procura di Napoli, saranno loro a valutare se la Sari può ancora funzionare o deve essere chiusa per sempre.
Le voragini della vergogna
NEI POZZI a valle della discarica, si legge nella relazione, “si registra una anomala presenza di zinco, nichel, alluminio e boro. Nel pozzo numero tre la concentrazione di zinco è elevatissima, mentre in quello ubicato a monte è ampiamente ridotta”. Quali veleni sono entrati nelle falde acquifere di queste terre, cosa c’è nei pozzi che i contadini usano per irrigare i campi e le coltivazioni pregiate di queste aree? Nei giorni passati qualcuno di loro ha mostrato limoni deformi, nelle settimane di battaglia dura contro l’apertura della discarica, le “mamme vulcaniche” regalavano mele e pere mangiate da qualche strano morbo. “Nel pozzo 3 si rilevano incrementi della concentrazione di zinco pari a 20-30 volte la concentrazione nel pozzo 1”. Nessuno ha controllato a dovere, le analisi degli anni passati sono state fatte in modo frettoloso e superficiale. “Per l’alluminio e il boro – si legge nella perizia Muscatiello – non è stato possibile fare un confronto con le analisi precedenti, in quanto né l’Arpa (l’agenzia regionale per il controllo ambientale, ndr), né l’Asia hanno mai effettuato la ricerca di tali elementi”. Per capire come la discarica ha cambiato terra, acqua e aria, come e se ha avvelenato la vita di questa gente, “sarebbe stato opportuno effettuare una campagna di misure piuttosto che un solo monitoraggio, e ciò per tener conto delle possibili fluttuazioni che possono aversi nell’acquifero sottostante”. Il linguaggio è tecnico, difficile, pesante, ma si comprende: qualcuno, enti regionali, soprattutto, doveva avere gli occhi aperti giorno e notte sulla realtà intorno alla discarica. E invece gli occhi li hanno tenuti sbarrati. E cosí per anni nel terreno sono penetrate “sostanze altamente cancerogene”, i dati raccolti oggi “evidenziano una contaminazione della falda acquifera profonda”. C’è stata una colpevole assenza di controlli, “necessari e dovuti”, si legge nella relazione, “circa lo stato di qualità preesistente della falda acquifera prima dell’apertura della discarica”, che oggi non consente “di formulare ipotesi sulla fonte della sua contaminazione”.
Il professor Giovambattista De Medici, geologo dell’Università di Napoli e consulente dei Comuni di Boscoreale e Terzigno, però, è perplesso: “Forse l’inquinamento delle falde era precedente, sono necessarie altre analisi dei terreni a piú diretto contatto con la discarica”. Dubbi a parte, il professore lancia un altro allarme: “Il terreno argilloso usato per impermeabilizzare la discarica non è perfettamente tale, e anche la ghiaia usata, molto spigolosa, potrebbe causare dei fori nella guaine che proteggono il fondo”. Li hanno trattati così i “vesuviani”, senza tanti riguardi per la loro vita e quella dei loro figli. E in queste ore scendono in piazza di nuovo per difendersi dalla monnezza e dalle scelte criminali della politica.

 cosa ci mangiamo?!?!??!?!
ci mangiamo frutti contaminati da ogni tipo di sostanza cangerogena o meno,l'importante è il guadagno. Se poi il consumatore morirà di tumore o leucemia non riguarda l'imprenditore-mafioso. Siamo come delle formiche per questa gente. revolution compare

Minzolini ha speso troppi soldi pubblici --> Il fatto quotidiano del Venerdi 12 novembre 2010

64 mila euro sulla carta di credito Rai.
La Corte dei Conti valuterà l'eccesso

di Carlo Tecce
L’ultima fiamma di Augusto Minzolini è una Porsche bianca decappottabile. L’hanno vista scorrazzare nei viali di Saxa Rubra, un lusso permesso grazie al suo lauto stipendio. Il direttorissimo ama la bella vita e i lunghi viaggi. E non guarda ai prezzi, che siano soldi suoi o soldi pubblici: con la carta di credito aziendale ha speso dieci volte in più di Mario Orfeo (Tg2): 64 mila euro in dodici mesi contro i 6 mila di Orfeo. Un consigliere di minoranza ha chiesto un consuntivo a Mauro Masi che, come anticipato dal Secolo XIX mercoledì pomeriggio ha snocciolato le cifre nel Cda di viale Mazzini. E stupito i colleghi di maggioranza: il direttore generale e il presidente hanno a disposizione 35 mila euro l’anno (al massimo), Minzolini da solo, per rappresentare l’azienda, ne ha spesi quasi il doppio. Il confronto con Antonio Preziosi, direttore di Radio Uno e del Giornale Radio Uno è impietoso: l’estate scorsa Preziosi oscillava tra i duecento e i trecento euro al mese, Minzolini svettava oltre i seimila. Da tempo funzionari e dirigenti hanno osservato la battaglia clandestina sulla carta di credito tra il direttore generale e l’ex cronista politico: in più di un’occasione Masi ha rispedito al mittente i rimborsi firmati da Minzolini: troppo. E forse un articolo di una sua recente circolare, taglio del 30 per cento per le spese di rappresentanza, era scritto su misura per contenere l’eccesso di Minzolini.

Il controllo del magistrato...

UN ECCESSO che sarà valutato da Luciano Calamaro, il magistrato della Corte dei Conti che partecipa ai Consigli di viale Mazzini. Calamaro vuole conoscere le singole voci e le singole strisciate di carta che fanno sfiorare i 70 mila euro annuali. Anche il Collegio dei sindaci, in tempi di crisi e sacrifici (ordinati da Masi stesso), vuole capire perché il direttore del Tg1 sia un dipendente speciale. E il consigliere di opposizione ha scritto a Masi per approfondire l’argomento con un’indagine interna per far luce sulle spese di
trasferta che, senza lasciare traccia a viale Mazzini, transitano per le segreterie di Saxa Rubra, sede dei telegiornali Rai. Il Fatto Quotidiano ha consultato un foglio di trasferta a nome di Minzolini: un fine settimana in provincia di Grosseto, tra agosto e settembre, nello sfarzo delle Terme di Saturnia Resort. Minzolini ha soggiornato in stanze "Grandesuite", il massimo offerto da un albergo esclusivo: “Dedicato a chi cerca sempre l’eccellenza, Terme di Saturnia Spa & Golf Resort riserva due "GrandSuite" di recente realizzazione. Eleganza, design e ricercatezza nei dettagli caratterizzano queste suite di 75 metri quadrati ciascuna, composte da un ampio salotto con sala da pranzo, camera da letto matrimoniale, due cabine armadio e due bagni in marmo e travertino”. Chissà se la Rai ha approvato la fattura di Minzolini, di certo il direttorissimo ha ricevuto un prezzo di favore: 550 euro a notte, un terzo di una tariffa a listino con bagni turchi e sauna. 

L’intervista sulle terme... 

"IL SIGNOR Minzolini ha usufruito di una tariffa speciale, pattuita con l’amministrazione. Sono strappi alle regole che difficilmente possono ripetersi", dicono dall’albergo. L’ex squalo de "LaStampa", famoso per le sue spiate a Montecitorio, stavolta ha chiuso un affare. Forse avrà influito un servizio mieloso sulle Terme di Saturnia
, in onda il 20 aprile scorso all’interno del Tg1: “Un paradiso in cui ritrovare serenità e la giusta armonia, decisivo per avere un viso perfetto”. Una bella cartolina arricchita con un’intervista a Beatrice Zanchi, responsabile marketing proprio del resort. Minzolini mai rinuncia a un albergo caro e comodo. Per il Festival del Cinema di Venezia, famoso per le adunate oceaniche di dipendenti Rai, il direttorissimo aveva adocchiato una cameretta in Laguna da mille euro a notte. Quella sì che era rappresentanza, al netto di una gita Rai ben organizzata, ma mille euro erano troppi: Masi in persona ha ordinato di cercare più umile e compita sistemazione. E per la sua vacanza-lavoro di cinque giorni, Minzolini ha ubbidito. Poi leggende narrano di numerosi mordi e fuggi all’estero sul conto di viale Mazzini, o meglio sul foglio viaggio nella segreteria di direzione di Saxa Rubra. Il direttorissimo mai ha risparmiato né con la carta di credito né con le spese di trasferta e neppure con le gratifiche in busta paga o nomine e promozioni : il Tg1 ha cinque caporedattori centrali, il Tg2 e il Tg3 uno soltanto. Per la nuova sigla e la scenografia del telegiornale, a differenza di Orfeo e Bianca Berlinguer, Minzolini ha preteso un appalto esterno costato circa 300 mila euro. Nonostante Masi abbia annunciato un piano di lacrime e sangue per scongiurare guai con banche e creditori, da qui ai prossimi tre anni, il direttorissimo non bada a spese. Con i soldi degli altri...

 
Il direttorissimo ha soggiornato in un resort 5 stelle a Saturnia.

Lui l'hotel 5 stelle e noi paghiamo!!!! E IO PAGOOOOOOOOOOOOo.....
vai a lavorare alle pesche ladro di polli!!!  come si scialano con i nostri soldi pubblici,e vogliono aumentare pure le tasse,bella faccia tosta! vergogna zero!!!

mercoledì 3 novembre 2010

La Canapa,una pianta dalla storia antica

I recenti sequestri di numerose piantagioni illegali di canapa nei Monti Lattari hanno riacceso, nell’opinione pubblica, la curiosità per quella che potrebbe essere definita la pianta più famigerata, amata e discussa d’Italia. In botanica la canapa è conosciuta col nome scientifico di Cannabis sativa, la specie è poi suddivisa in due sottospecie (sativa e indica) e in numerose varietà e cultivar – che differiscono per il portamento e la quantità di principio attivo contenuto – selezionate nei secoli dai contadini in base al tipo di utilizzo. La canapa è una pianta erbacea annuale di tipo dioica (a sessi separati) di altezza variabile tra 1,5 e 2 metri ma in talune varietà coltivate può raggiungere anche i 5 metri. Cresce bene in tutti i terreni, a quote comprese tra 0 e 800 metri di altitudine, si semina a febbraio-marzo e fiorisce a giugno-settembre. La canapa è, dunque, una pianta che si presta bene alla coltivazione ed è per questo che da millenni accompagna l’uomo – è accertato che già nel neolitico se ne facesse uso – originaria dell’Asia Centrale in tempi molto remoti è stata introdotta e coltivata in Europa per le straordinarie proprietà medicinali (la pianta è, infatti, ricca di sostanze psicoattive cannabinoidi: CBD e THC) e per l’ottima fibra tessile che si ricava dai fusti. Al pari del lino e del cotone la canapa è stata ampiamente coltivata anche in Italia, la Campania era una delle maggiori produttrici, ampiamente seminata nella fertilissima Terra di Lavoro dalle fibre di questa pianta si ricavavano tessuti, cordami, semi – ottimi per l’alimentazione animale e l’estrazione di olio. L’idilliaco rapporto tra uomo e canapa si è incrinato con l’avvento della chimica moderna e delle fibre sintetiche che hanno reso poco redditizia la canapicoltura. Sebbene la canapa promettesse numerosi altri modi di utilizzazione – può fornire materia prima per la fabbricazione della carta e di biocarburante – le terre coltivate con questa pianta sono state abbandonate e la canapa ha conservato una certa notorietà solo per le sue proprietà chimiche. Nella seconda metà del ‘900 l’uso come sostanza stupefacente spinge molti governi a vietarne l’uso e la coltivazione. Solo alla soglia del nuovo millennio è stata riconosciuta l’enorme importanza di questa specie ed è stata nuovamente concessa l’autorizzazione alla coltivazione della canapa a condizione che siano seminate varietà a basso tenore di THC (inferiore allo 0,2%) compresa nell’elenco approvato dall’Unione Europea e che sia seguita la procedura stabilita dalla Circolare del MIPAF n.1 dell’8 maggio 2002. Come ci spiega il sig. Michele Castaldo, responsabile per la Campania e la Calabria di Assocanapa (Coordinamento  Nazionale per la Canapicoltura) la ripresa della coltivazione della canapa in Campania può rappresentare una vera svolta per la nostra agricoltura: «L’utilizzo delle biomasse a fini energetici rappresenta oggi una valida risposta alle pressanti questioni energetiche ed ambientali. La realizzazione di distretti bioenergetici, legati al concetto di filiera corta – cioè una filiera in cui produzione ed approvvigionamento di biomassa, e produzione ed uso finale di energia avvengono a livello locale – rappresenta un contributo positivo verso il raggiungimento dell’indipendenza energetica e lo sviluppo economico locale. Lo sfruttamento energetico delle biomasse endogene, di origine agricola, è obiettivo delle politiche energetiche europea, nazionale e regionale, ed è considerato strategico anche dalle politiche agricole e di sviluppo rurale comunitaria e regionale che prevedono specifiche misure per facilitare la conversione di alcune zone agricole verso le produzioni “no-food” e per la diversificazione dell’imprenditoria agraria. È il momento di creare una realtà locale in grado di salvaguardare l’ambiente. È il momento di promuovere una coltura che non richieda trattamenti di fitofarmaci, diserbanti e concimanti, che contribuisca al risparmio idrico in agricoltura e che contrasti in modo efficace la desertificazione e la deforestazione, che sia in grado di svolgere un ruolo di bonifica dei suoli e dell’aria e che offra 15 tonnellate di sostanza secca per ettaro in soli quattro mesi. La canapa è tutto ciò e non solo perché da essa si ottiene biomassa per la rivalutazione energetica ma anche materie prime per l’industria, come la fibra, da cui si possono produrre tessuti, biopolimeri, cellulosa, pannelli ad alta isolanza termica per la riqualificazione energetica degli edifici ed altro ancora. La canapa rappresenta una preziosa opportunità per promuovere lo sviluppo industriale sostenibile rappresentando al contempo una fonte di reddito integrativo per le aziende agricole ed un’azione diretta alla bonifica dei siti ed al recupero dei suoli dismessi».
Ferdinando Fontanella

martedì 2 novembre 2010

Silvio Berlusconi: Una barzelletta vivente.

http://www.youtube.com/watch?v=rZWden20jWwhttp://www.youtube.com/watch?v=rZWden20jWw

Questo video parla di come berlusconi non sappià parlare di politica.
I giornalisti e comici stranieri lo prendono per il culo! e noi lo votiamo.
Guardate,riderete di gusto!! berlusconi più che politico, è un comico!
ahahah

Fight Club -Il film-

Fight Club è un film del 1999 diretto da David Fincher, basato sull'omonimo romanzo di Chuck Palahniuk. Il film è sceneggiato da Jim Uhls, prodotto da Art Linson e Arnon Milchan e distribuito dalla 20th Century Fox.
Il film offre una visione altamente critica del consumismo e dell'alienazione dell'uomo moderno.

Recensione by Steephan-OI:
"Le cose che possiedi, alla fine ti possiedono!” questo è il tema dominante di Fight club. Il film presenta una società dove il comfort è l’unità di misura di un uomo che è schiavo dei beni materiali. Il fight club non è come la boxe, dove si perde o si vince. I membri del fight club combattono una “guerra spirituale” che ha uno scopo “rivoluzionario”: la riscoperta della forza vitale umana, annichilita dai Diktate della società contemporanea. Il fight club non è neanche un’elite di “prescelti”: “Tu non sei speciale! Tu sei solo la canticchiante e danzante merda dell’universo” continua a ripetere Durden ai suoi “discepoli”. Nonostante il fight club possa sembrare un’attività violenta, non lo è. Nella violenza della lotta corpo a corpo manca completamente la brutalità e la stupidità della violenza che scaturisce dall’interesse egoistico e dall’importanza personale. Il fatto stesso che il fight club non abbia scopo di lucro, rivela il suo aspetto idealistico. Su questo sfondo “rivoluzionario” si svolge la vicenda del protagonista, schiavo di ciò che la società gli ha imposto come l’unico modo per essere qualcuno, e il suo alter ego, libero da tutto, attivo e senza limiti. Fight club procede in modo coerente fino a quando il protagonista decide di fermare l’alter ego. Dato che il film è un’esplicita critica “sovversiva” allo stile di vita americano (e occidentale), Fincher ha fatto in modo che il rimorso del protagonista trionfi (quando si spara per uccidere l’alter ego), anche se ciò non impedisce il crollo degli istituti di credito nel finale.