Risposta della protezione civile all' articolo "L'Aquila: le banche imboscano 5 milioni di aiuti" pubblicato sul Fatto quotidiano del sabato 16 giugno 2012
In riferimento all'articolo "L'Aquila: le banche imboscano 5 milioni di aiuti" pubblicato sul Fatto sabato 16, è opportuno precisare che il progetto Microcredito Abruzzo - nel quale sono stati impiegati 5 milioni di euro dei ben 68 complessivi, provenienti dalle donazioni dei privati dopo il terremoto del 6 aprile 2009 - è stato deciso ed approvato dal Comitato dei Garanti, istituito con apposita ordinanza del presidente del Consiglio, per assicurare la supervisione alla gestione delle donazioni fatte dagli italiani e affidate alla protezione civile nazionale. All'indomani del sisma, il Dipartimento della Protezione civile ha ricevuto molte instanze di finanziamento dall'imprenditoria locale per favorire l'immediato ripristino delle piccole attività produttive, imprese sociali e cooperative che, oltre ai contributi previsti per la ricostruzione - destinati al ripristino delle infrastrutture danneggiate - avevano necessità di risorse anche per l'acquisizione di attrezzature e mezzi, o per sostenere le spese correnti. Nello spirito tipico dell'iniziativa di microcredito, sono state poste alcune condizioni di erogazione del credito, al fine di evitare che sul fondo di "Microcredito Abruzzo" fossero scaricate eventuali sofferenze creditizie, che poco o nulla avevano a che fare con il terremoto. Nell'articolo, per altro, non si fa alcun riferimento all'effeto "moltiplicatore" del progetto "Microcredito per l'abruzzo": a fronte dei 5 milioni di euro temporaneamente investiti, infatti, saranno attivate linee di finanziamento fino a oltre 45 milioni di euro. E' opportuno sottolineare, inoltre, che Etimos, alla fine del suo mandato, restituirà interamente il denaro raccolto al governatore della Regione Abruzz. Il Dipartimento della Protezione Civile, infine, respinge fermamente le accuse di una presunta mancata trasparenza nei confronti dei donatori: fin dal primo momento, sul proprio sito www.protezionecivile.gov.it sono stati pubblicati aggiornamenti puntuali e comunicati stampa in merito all'utilizzo dei soldi donati dagli italiani e sul sito www.microcreditoabruzzo.it sono sempre disponibili tutte le informazioni sullo stato di avanzamento del progetto stesso.
Ufficio stampa Dipartimento della Protezione Civile
RISPOSTA Emiliano Liuzzi Il Fatto quotidiano
La replica della Protezione civile è semplicemente una conferma - punto per punto - di quanto scritto.
In merito alla trasparenza tenuta resta qualche dubbio: l'sms viene chiesto (e ottenuto) per aiutare nell'emergenza, non per attivare linee di microcredito nei successivi anni. Per l'Emilia oggi come per l'Abruzzo allora.
CONCLUSIONI DEL BANDITO
Concludo dicendo, che le banche riescono ad infiltrarsi, anche, in quei soldi donati liberamente dai cittadini italiani.
Le popolazioni terremotate aspettano ancora la ricostruzione delle proprie città, delle proprie case, delle loro vite.
Non era più facile costruire ciò che era caduto?
Non era più facile evitare questa "burocrazia"?
Non era più facile che i soldi, degli sms, venissero dati in gestione ai singoli sindaci? Magari con una semplice cerimonia, in piazza, davanti a tutta la popolazione.
Semplice ed efficace.
In caso di non ricostruzione, la responsabilità per i soldi, sarebbe caduta sui singoli sindaci e sulla popolazione, che non avrebbe controllato la gestione dei propri soldi e l'operato del proprio sindaco.

Nessun commento:
Posta un commento