Sei un commerciante di alimenti e hai acquistato all'ingrosso un bel pò di yogurt. Diciamo che per te è importante: vendi un sacco di yogurt, tu. Ma torni in negozio e scopri che lo yogurt appena acquistato è scaduto tre giorni fa. Non puoi ridarlo indietro. Cosa fai?
A) Riconosci il guaio e chiudi baracca.
B) Ficchi tutto nel banco frigo e vendi a prezzo stracciato, senza dire nulla e cancellando la data di scadenza dalla confezioni. Ecco. La tossicità, etica oltre che alimentare, alla base della scelta B c'entra qualcosa con il film Margin Call dell'esordiente Jeffrey Chandor, pellicola acclamata al Sundance 2011 e recentemente nominata all'Oscar per la migliore sceneggiatura, poi vinta da Midnight in Paris.
"Margin Call", nel gergo finanziario anglosassone, è una specie di disgrazia, ossia la richiesta di fondi aggiuntivi che un operatore è costretto a effettuare quando le cose si mettono molto male, per esempio quando il banco frigo è pieno di yogurt scaduto. Il punto è che tu eri convinto di aver in mano dell'ottimo yogurt, tant'è che i soldi usati per acquistarlo non erano neppure tuoi. Li avevi presi in prestito contando di riuscire non solo a ricoprire gli interessi, ma perfino guadagnarci sopra. E invece ti svegli e scopri che, con lo stock rancido che ti ritrovi, i tuoi debiti ora superano di gran lunga perfino il tuo capitale. Ops. Non resta che vendere. Un sacco di poveracci ignari, prima che si sparga la voce, finiranno al pronto soccorso, ma chissene. L'importante è salvare l'attività, o meglio posticiparne la morte, visto che poi lo yogurt da te non lo comprerà più nessuno.
Senza mai citare operatori reali, Margin Call ripercorre ebenti del 2008, ipotizzando i primi istanti di un crac finanziario (ispirato a quello della Lehman Brothers) unanimemente ritenuto punto di avvio di una delle più gravi crisi economiche di sempre. Lo fa con un Budget ridotto ma con un grande cast (Kevin Spacey, Jeremy Irons, Simon Baker, Paul Bettany, Demi Moore, Stanley Tucci, Zachary Quinto), concentrando dialoghi e azioni negli angusti uffici di una banca d'investimento prossima al fallimento, e limitando la narrazione alle poche ore precedenti quell'alba simbolo del drammatico risveglio della finanza americana. Quando, cioè, è troppo tardi e non c'è più tempo per compromessi nè per piani alternativi, figurarsi perdilemmi etici. L'imperativo categorico è soltanto uno: vendere tutto allo scoperto, subito e al miglior prezzo, fino a mezzogiorno, quando tutti avranno capito e l'intero sistema economico sarà irreversibilmente risucchiato nella spaventosa spirale do svalutazioni.
Alle prese con una materia spinosa e maledettamente ostica, Chandor sceglie la via meno avvincente senza sacrificare comunque una narrazione ansiogena e incalzante, delegando ai dialoghi e ai muscoli facciali degli attori il compito di comunicare la drammaticità del momento. Considerando gli eventi reali e le conseguenze dei nostri giorni, ne esce fuori un ritratto perfino più indulgente di quanto ci si potesse attendere, ma non meno desolante; un quadro in cui la rinomata spietatezza degli squali di Wall Street lascia il posto all'imbarazzante, supposta mediocrità di questi attori della crisi mondiale, gente incapace di leggere anche il più elementare dei grafici. Ultimi e unici modelli di eccellenza - oltre che portavoce di un'umanità se non proprio sana, non del tutto compromessa - rimangono due persone che lì dentro non centrano nulla: un architetto e un ingegnere spaziale, uno che progettava ponti, l'altro che costruiva razzi. Dettaglio questo che contribuisce ad alimentare e acuire una tensione latente ma percepibile in tutto il film, quella tra la capacità di fare soldi e la capacità di fare cose, tratti proposti come tristemente inconciliabili.
Al di là dei meriti artistici, Margin Call rimane una buona occasione per provare a farsi un'idea, cercare di capire cosa diavolo è successo, come siamo finiti dentro una crisi che, manuali alla mano, ha un inizio ma non una fine. E laddove non soddisfi il palato del critico, l'operazione di Chandor gratifica certamente l'impallinato di finanza e incuriosisce tutti gli altri, gente comune alle prese con la parte bassa della catena di eventi, veri attori di una crisi che pagano ogni giorno.
di Antonio Russo dal Fatti al Cubo
5 motivi per correre a vedere MARGIN CALL di Jeffrey Chandor
- C'è crisi, d'accordo. Ma chiedi "perchè?" e si dileguano tutti.
- Non è necessario saperla lunga in finanza. Certo, aiuta.
- Se sei un ingegnere ma lavori in banca, è il tuo film dell'anno.
- Torni a casa con una certa voglia di delucidazioni.
- qualora occorresse, aiuta a incazzarsi di più per lo stato delle cose.
CONSIDERAZIONI DEL BANDITO SUL FILM
Ho visto il film, purtroppo la presentazione di Antonio Russo, è sprecata per il film.
Secondo me, il film è noioso stupido, con sprazzi di ironia che non fà ridere,ma bensì fà letteralmente cacare. Io non sono riuscito ad arrivare alla fine e non avevo niente da fare. Siccome non sono riuscito ad arrivare alla fine, non sò se centra il problema di cui Antonio parla. Però posso dire che gli attori non sono all'altezza della situazione,non riescono a trasmettere niente, solo confusione.
Al posto di questo film, che cerca di spiegare la crisi, vi consiglio Wall street con Michael Douglas ed Charlie Sheen, dove Douglas ricevette l'oscar come miglior attore. Già questo dice tutto sul film.
Il film, come Margin call, si consuma interamente all'interno di luoghi chiusi, con dialoghi che non annoiano, grazie soprattutto agli attori e alla trama che lo rende interessante.
Quindi consiglio vivamente di vedere questo film, e di farlo vedere. Per capire come viene creata la crisi, basti pensare, che il personaggio interpretato da Douglas, ritira tutti i suoi soldi da wall street insieme ai suoi colleghi e anche avversari. Ecco la crisi, mancanza di liquidità.
La nota distorta, di questo film, viene data al personaggio Sir Larry Wildman, interpretato da Terence Stamp. In una scena, dove dovrebbe essere arrabbiato,sembra invece che abbia una sorta di sorrisino.
Per il resto, film da VEDERE ASSOLUTAMENTE PER IL BENE DELL'UMANITA'.


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